Dolomiti & dintorni
I
monti pallidi, un altro appellativo per indicare le Dolomiti, sono un
gruppo montuoso delle Alpi orientali. Prendono il nome dal
naturalista francese Déodat de Dolomieu (1750-1801) che aveva
studiato la particolare composizione di roccia predominante nella
regione. L'origine di questo tipo di roccia carbonatica ebbe
inizio circa 250 milioni di anni fa attraverso l'accumulo di
conchiglie, coralli e alghe calcaree, in ambiente marino con mari
caldi e poco profondi e clima tropicale, simile all'attuale barriera
corallina dell'Australia orientale e delle Bahamas. Sul fondo dei
mari si accumularono migliaia di metri di sedimento che si erano
trasformati in roccia. Successivamente con la formazione delle Alpi
queste rocce si sono innalzate per raggiungere ora oltre i 3000m di
altitudine, la cima più alta, la Marmolada, è alta
3.343m. Le vette dolomitiche sono note anche per il loro tingersi di
un rosso ardente durante l'ora del tramonto del sole. Questo è
sicuramente da attribuire alla particolare composizione delle rocce e
al micro-clima, oltre che ad un cielo limpidissimo e all'aria
piuttosto arida, soprattutto in autunno e d'inverno, e ancora di più
nel mese di gennaio.
Sfogliando
le favole dolomitiche si viene a leggere la famosissima favola del Re
Laurino, che spiega a modo suo il colorarsi delle vette:
Il giardino delle rose di re Laurino
Nel
buon tempo antico in cui nelle valli alpine vivevano giganti e nani
all'interno della montagna, il "Rosengarten", regnava il re
dei nani Laurino. Possedeva tesori inestimabili, tra i quali il più
grande era costituito da un mantello che lo rendeva invisibile. Il
maggior vanto di Laurino era rappresentato da un meraviglioso
giardino davanti alle porte del suo castello, incastonato nella
roccia, in cui tutto l'anno fiorivano innumerevoli rose rosse,
recintate con un filo di seta d'oro. Gli audaci che osavano penetrare
nel recinto per
cogliere anche una sola rosa venivano puniti con la perdita della
mano sinistra e del piede destro.
Laurino si era innamorato della
bellissima principessa bionda Simhilde e grazie al suo mantello era
riuscito a rapirla. Da quel momento in poi Simhilde visse nel regno
sotterraneo di Laurino, circondata da oro, argento e pietre preziose,
servita e sorvegliata da graziose damigelle e nani cavalieri. I
giorni di Simhilde, però, erano tristi, e sentiva nostalgia
del prato di fiori del proprio paese. Suo fratello Dietlieb era
afflitto e in pena per lei e si mise a cercarla. Si imbattè in
Teodorico di Berna, il re dei Goti, ed insieme a costui e ad altri
cavalieri si avviò verso il regno di Laurino. Teodorico si
meravigliò dello splendore del roseto recintato con fili
d'oro, ma i suoi accompagnatori tagliarono il filo e mozzarono le
rose. Allora re Laurino, tremante dall'ira, in sella ad un cavallo
bianco, rivendicò mano e piede dello scellerato. Si accese una
battaglia, ad armi impari, dato che Laurino si serviva del suo
mantello invisibile. Strappattogli il mantello e messo alle strette,
il re aveva implorato la grazia, conducendo i vincitori nel suo regno
ove Simhilde fu liberata.
Laurino invitò Teodorico e il
suo seguito ad un banchetto. Gli eroi si stavano divertendo ignari,
quando improvvisamente mille nani presero Teodorico ed il suo
seguito, li legarono e li rinchiusero in un sotterraneo. Teodorico
era preso da un tale furore che spezzò le catene e liberò
i compagni. In seguito scassinarono porte e serrature e presero di
soppiatto gli ignari nani di Laurino. E riuscirono anche a far
prigioniero il re dei nani, in questo modo finì la sovranità
re Laurino. Il re trasformò in pietra tutto il roseto e
proclamò questo incantesimo: le rose non potranno essere più
viste nè di giorno nè di notte. Da allora soltanto
enormi rocce spoglie si innalzano verso il cielo. Laurino però
si era dimenticato del tramonto e infatti solo verso sera tutta la
montagna s'infiamma, salutando il tramonto del sole e ricordando col
suo sfolgorio la leggenda di re Laurino e del suo roseto.
Vigo di Fassa
Museo Ladin a Vigo di Fassa. Espone usi e costumi dei
Ladini della Val di Fassa.
Pera di Fassa
Chiesa di S. Lorenzo di Pera di Fassa. Uno degli ultimi esempi di
tipologia costruttiva dell'altare a portelle (in
tedesco Flügelaltar) del tardogotico, risalendo al 1612.
Moena
Antichissima chiesetta di
San Volfango (1025) con affreschi del XV secolo. Pregevole soffitto
barocco in legno, opera del moenese Giovanni Guadagnini (17° secolo).
Campanile gotico della chiesa di San Vigilio, al suo interno
si trovano diverse opere del pittore moenese Valentino Rovisi
(23.12.1715 - 12.03.1783) della scuola di Tiepola.
Museo di Collepietra
Espone la vita dei
contadini di un tempo con vari attrezzi ormai caduti in disuso.
La posizione dell'osservatorio è particolarmente indicata perchè lontano da
forte illuminazione. Godrete di una vista unica sul cielo
stellato delle Dolomiti.
Inoltre vi sono altri punti molto belli da visitare,
chiedeteci per ulteriori informazioni.